iFixit aggiusta il pianeta

iFixit riparazione apparecchiature elettroniche

È la più grande open source al mondo dedicata alla riparazione dei dispositivi elettronici. Per risparmiare e soprattutto per non inquinare

C’è sempre un buon motivo per riparare. Per risparmiare soldi, ma anche per evitare la produzione di rifiuti elettronici e la loro dispersione nell’ambiente”. Così il direttore della sezione europea di iFixit, Matthias Meyer, all’incontro di apertura della “Maker Faire Rome”, lo scorso ottobre. iFixit è la più grande piattaforma open source al mondo dedicata alla riparazione. Un portale gratuito che consente di imparare ad aggiustare apparecchi di uso comune, senza essere esperti di elettronica o informatica. Sul portale sono disponibili tutorial specifici su pc, cellulari, tablet, tv, elettrodomestici. “In tutto 83.510 manuali in 12 lingue, fra cui l’italiano – ha spiegato Meyer – Sono 189.914 le soluzioni offerte per 36.000 congegni. Un lavoro possibile grazie a una community che conta 4 milioni di fixer, che aiutano a elaborare, tradurre e caricare le informazioni, da noi testate per garantirne la qualità”.

L’idea, nata in California nel 2003, è frutto dell’ingegno di Kyle Wiens e Luke Soules, due studenti decisi a combattere l’obsolescenza programmata imposta dalle case produttrici. Dopo aver rotto e provato ad aggiustare un laptop, i due si resero conto che era fatto in modo da non essere riparato, constatando anche la mancanza di indicazioni per i pezzi di ricambio. Con altri fixer hanno così iniziato a scrivere guide gratuite, pubblicate online su un sito a base wiki, modificabili e implementabili in rete. Oggi il portale è seguito da milioni di utenti. I manuali hanno innanzitutto informazioni orientative, dal tempo stimato al numero di passaggi necessari per finalizzare l’intervento. Si passa poi ai singoli passaggi. “La riparazione ha bisogno di tre condizioni – ha premesso Meyer – un manuale affidabile, gli strumenti giusti e ricambi di qualità”. È colmando questo gap che iFixit ha raggiunto un fatturato di 30 milioni di dollari. “Sulla base delle informazioni che riceviamo, progettiamo kit di strumenti utili e vendiamo online i ricambi più indicati”.

La piattaforma è promotrice della campagna “Right to repair”, che invita le istituzioni a ratificare leggi per “costringere” le aziende a fabbricare prodotti più facili da riparare e dalla vita più lunga. Un traguardo importante è stata l’etichettatura energetica, che sarà introdotta dall’Ue entro il 2024: dovrà specificare il grado di riparabilità e la vita attesa del prodotto. Un’iniziativa già introdotta in Francia, promotrice dell’Indice di riparazione, espresso sulla confezione per orientare i consumatori. “Ogni anno vengono prodotti 1,5 miliardi di smartphone – ha sottolineato Mayer – Un numero impressionante se si pensa che sulla Terra vivono 8 miliardi di persone. Negli Stati Uniti ogni abitante dispone in media di 28 dispositivi per uso personale, che una volta gettati via producono circa 10 kg di rifiuti elettronici pro capite. Ma di questi solo il 40% viene in parte riciclato, il resto finisce nelle discariche dei Paesi in via di sviluppo. Come quella di Accra, in Ghana, dove la gente brucia i rifiuti elettronici per recuperarne i metalli. Senza parlare dello spreco di energia, acqua e delle emissioni generate per crearli”. Basterebbe questo per fare della riparazione una pietra miliare del nostro futuro economico e ambientale. (dal mensile di novembre)

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