La firma di Francesco

Orchidee

Il 4 ottobre il Vaticano ha aderito all’Unfccc e all’Accordo di Parigi

I recenti tre volumi del 6° rapporto di valutazione dell’Ipcc hanno sottolineato che gli impatti del cambiamento climatico stanno diventando sempre più complessi e difficili da gestire. La pandemia, la guerra in Ucraina e la recessione economica mondiale hanno declassato la crisi climatica dall’agenda delle politiche nazionali e globali. In più, la recrudescenza del nazionalismo e del populismo, l’erosione della governance globale e la crisi del multilateralismo hanno generato la tempesta perfetta per mettere in discussione l’Onu e le altre istituzioni multilaterali. Tra queste, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), all’interno della quale nel 2015 è stato approvato l’Accordo di Parigi, che impegna i Paesi firmatari a contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C rispetto all’era preindustriale. Ancora una volta, a scuotere le coscienze e a invitare alla cooperazione, è arrivata la voce di Papa Francesco. Il 4 ottobre scorso, nel giorno di San Francesco, sono entrate in vigore le adesioni del Vaticano all’Unfccc e all’Accordo di Parigi. La ricorrenza, insieme alla presentazione del film “La Lettera”, straziante ma pieno di speranza, è stata l’occasione per ribadire la visione dell’enciclica papale “Laudato Si’” e la necessità di procedere «verso un modello di sviluppo più integrale e integrativo basato su solidarietà e responsabilità – come recita il comunicato della Santa Sede – valori fondamentali che devono essere alla base dell’attuazione dell’Unfccc e dell’Accordo di Parigi». P.S. Papa Francesco, la prego adesso di far aderire la Santa Sede anche alla Convenzione Onu per la Diversità Biologica. San Francesco, patrono degli animali, ne sarebbe fiero.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER