La nuova Lily King, Cuore l’innamorato: amore, colpa e desiderio

L’amore è sempre stato un tema centrale nell’arte e nella letteratura. In Cuore l’innamorato (Fazi), Lily King costruisce un romanzo che è allo stesso tempo una storia d’amore e una radiografia emotiva: la formazione sentimentale di tre ragazzi e il modo in cui l’amore può essere slancio, vincolo, potere, rifugio. Ne abbiamo parlato con l’autrice, ospite de Il piacere della lettura.

Benvenuta. Qual è stata la scintilla che ha dato il via al romanzo?
L’idea è arrivata nell’estate del 2022, mentre stavo scrivendo tutt’altro: un giallo politico. A un certo punto mi sono bloccata. Proprio in quei giorni Ann Patchett mi ha inviato il suo romanzo: Tom Lake. A pagina sei ho pensato: “Lei si diverte tantissimo, io no. Come posso divertirmi anch’io?”. Ho capovolto il quaderno dove stavo scrivendo il giallo e ho buttato giù la prima scena del nuovo romanzo, in classe con Jordan, Yash e Sam. È iniziato tutto lì.

Ti interessava affrontare l’innamoramento come destino o come costruzione narrativa che i personaggi impongono a se stessi?
Nelle nostre vite incontriamo molte persone che amiamo, a volte per un po’, a volte in modo diverso col tempo. Non credo nel destino, né all’idea che ci sia una persona per ciascuno di noi.

Yash, Sam e Jordan formano un triangolo morale prima ancora che amoroso. Quanto era importante raccontare l’etica dell’amore?
Molto. Hanno valori morali forti, ma diversi. Aderiscono a un codice maschile, occidentale, che vieta di “prendere” la ragazza dell’altro. Cercano sempre di comportarsi bene, di non ferirsi. Eppure, spesso, le emozioni si mettono in mezzo. Sam, molto religioso, prova a seguire il suo sistema di credenze e poi lo viola proprio per ciò che sente. Per un romanziere è irresistibile mettere i personaggi in conflitto con se stessi.

La copertina dell'ultimo libro di Lily King
La copertina dell’ultimo libro di Lily King

Come hai lavorato sulla linea sottilissima tra scelta e condizionamento, desiderio e disciplina?
I miei personaggi devono continuamente scegliere tra impulso e controllo. C’è un momento, verso la fine della prima parte, in cui Jordan dovrebbe rivelare qualcosa a Yash. Normalmente lo farebbe, ma ciò che è accaduto l’ha ferita così profondamente da imporle una disciplina nuova: decide di non dirglielo. Quella scelta, quella reticenza, avrà conseguenze enormi sul loro futuro e sulle loro vite.

Il romanzo sembra dirci che non è l’amore a essere fragile, ma le persone che si mettono in mezzo. È così?
Credo di sì. Le persone hanno paura dell’amore, perché pensano che le renda vulnerabili. Ma l’amore non è debole. È potentissimo, se gli permettiamo di esistere, se abbassiamo le difese e ci lasciamo davvero attraversare da ciò che sentiamo. È un’emozione che può salvarci, che può salvare la nostra umanità.

Le famiglie sono descritte quasi come gabbie da cui è difficile fuggire. Perché?
Sam è il figlio maggiore adorato, quasi un piccolo governatore; Yash invece è respinto dal padre, poco ascoltato dalla madre. Hanno lasciato le loro famiglie per l’università, ma quelle radici restano. Sam e Yash diventano l’uno la famiglia dell’altro, e questo rafforza il loro legame, ma a un certo punto lo complica. Volevo mostrare come persone apparentemente simili — stessa università, stessi studi — arrivino da mondi molto diversi, e quanto sia difficile imparare a relazionarsi oltre quelle differenze.

Nel romanzo la letteratura è ovunque: discussioni sui classici, giochi di citazioni, dialoghi che passano attraverso i libri. Perché renderla così protagonista?
Perché è la lingua che li unisce. È ciò che li fa incontrare, ciò che permette loro di giocare, capirsi, divertirsi. Quando trovi qualcuno che ama i libri come li ami tu, senti di aver trovato la tua tribù. Io vivo così, e quando scrivo di personaggi che leggono mi viene naturale farli parlare attraverso ciò che leggono. Amo i libri nei libri, e amo scriverli.

In conclusione: l’amore salva o l’amore possiede?
Fa entrambe le cose. A volte contemporaneamente.