Zelensky sotto pressione. “Trump chiede il ritiro dal Donbass. Ma serve un referendum popolare”

Roma, 11 dicembre 2025 – I Paesi della “coalizione dei volenterosi” cercano di venire a patti con Trump, ma la missione appare quasi impossibile. Dopodomani è prevista a Parigi una riunione tra funzionari di Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito per discutere del piano di pace. Grande assente la premier italiana Giorgia Meloni, che continua a muoversi su un doppio binario: sostegno all’Ucraina da una parte e vicinanza all’amministrazione Trump dall’altra.

Intanto Vladimir Putin rivendica progressi militari nel Donbass, con un’avanzata che procede “a ritmo sostenuto”, mentre il ministro degli Esteri Sergei Lavrov minaccia direttamente l’Europa.

MURO CONTRO MURO

Sabato a Parigi è atteso un nuovo round di colloqui fra Ucraina,Usa, Francia, Germania e Regno Unito che, di fatto, guidano ormai i lavori della coalizione dei volenterosi, mentre l’Italia mantiene un ruolo di “Paese ponte”.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invocato l’unità europea in una fase complicata e invitato il presidente americano a Berlino la prossima settimana. Inoltre, sostiene che nel piano inviato a Washington è inclusa anche la proposta ucraina sulla possibile cessione di territori. Ma su un punto Zelensky resta fermo: qualunque concessione territoriale dovrà essere approvata dal popolo ucraino con elezioni o referendum. “Washington vuole che l’esercito ucraino si ritiri dal Donbass, ma non quello russo” ha commentato, indicando che Zaporizhzhia e Donetsk restano “nodi irrisolti”, mentre le garanzie di sicurezza sono “un punto critico”.

Le premesse non sono delle migliori. Dopo la telefonata di due giorni fa fra Trump, Macron, Starmer e Merz, per ammissione dello stesso Trump “sono volate parole grosse”. Il presidente americano ha fatto sapere che deciderà sulla base delle modifiche al piano, aggiungendo che “gli Usa non vogliono perdere tempo”.

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MOSCA GONFIA I MUSCOLI

Se nelle cancellerie europee prevale il pessimismo, l’opposto accade al Cremlino. “L’iniziativa strategica è completamente nelle mani delle forze armate russe e la conquista delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson procede in modo progressivo e sostenuto”, ha ribadito Putin in teleconferenza con i comandi militari.

Lavrov è stato ancora più diretto: “L’Europa cerca in tutti i modi di sedersi al tavolo, ma le idee che propone non saranno utili ai negoziati. Trump è in linea con noi, è l’unico a capire la guerra. Risponderemo alle truppe europee in Ucraina”. Il ministro ha poi affermato che la Russia non pianifica attacchi contro Europa o Nato ed è pronta a formalizzarlo “per iscritto”, ma “se l’Europa decide di combattere, siamo pronti fin da ora”. E ancora: “La Russia considererà eventuale peacekeeper europei in Ucraina obiettivi militari legittimi”.

Merz: una “proposta” su concessioni territoriali fatta a Trump

L’AVVERTIMENTO DI RUTTE

Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha preso molto sul serio le minacce del Cremlino. “Noi siamo il prossimo obiettivo della Russia, non possiamo lasciarci dividere” ha dichiarato, ricordando anche la fragilità dell’economia russa.

Intanto l’Ue potrebbe già oggi rinnovare sine die le sanzioni che congelano gli asset russi, sfruttando l’articolo 122 con voto a maggioranza qualificata. Il rinnovo è necessario per procedere con una delle due opzioni di aiuto a Kiev: il prestito di riparazione basato sugli asset russi o i finanziamenti dal bilancio Ue, che però richiederebbero unanimità.