Roma, 12 novembre 2025 – Che fare la spesa costi sempre di più è una questione di cui gli italiani si sono accorti anche senza che ci sia bisogno di rilevazioni statistiche ufficiali. Ma se poi questa “sensazione” viene suffragata anche dai dati, allora la questione appare ancor più evidente. Soprattutto se in 5 anni gli aumenti degli alimentari sono stati del 25%. Non poco, soprattutto se si considera la quasi totale immobilità degli stipendi degli italiani.
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Le rilevazioni dell’Istat
Infatti in cinque anni i prezzi degli alimentari hanno subito in Italia un’impennata di quasi il 25%, ben superiore al tasso di inflazione generale, spinti soprattutto tra il 2022 e il 2023 dallo “shock” sui listini dell’energia. Lo rendo noto l’Istat nella nota sull’andamento dell’economia di novembre. “Da ottobre 2021 a ottobre 2025, i beni alimentari hanno registrato aumenti di prezzo del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo armonizzato (+17,3%)”, scrive l’Istituto di statistica.
Gli aumenti maggiori per frutta verdura
L’Istat segnala che gli alimentari freschi sono aumentati più di quelli lavorati (+26,2% e +24,3% rispettivamente). In dettaglio, il prezzo del cibo, a settembre 2025 è cresciuto del 26,8% rispetto ad ottobre 2021, con incrementi più ampi per:
- i prodotti vegetali (+32,7%),
- latte, formaggi e uova (+28,1%)
- pane e cereali (+25,5%).
Guardando alla curva nel tempo, i prezzi degli alimentari iniziano a crescere nella seconda metà del 2021; subiscono un’impennata dall’inizio del 2022 fino alla metà del 2023, e continuano ad aumentare, seppure a tassi più moderati, anche nel periodo successivo.
I confronti con l’estero
Il fenomeno non ha riguardato solo l’Italia ma è stato diffuso e ha colpito altri paesi europei anche con maggiore intensità. I prezzi del cibo sono infatti aumentati, nel periodo in esame, del 29% per l’area euro (+32,3% nella Ue27), del 32,8% in Germania, del 29,5% in Spagna e del 23,9% in Francia.
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I motivi
“Le cause dell’eccezionale crescita dei prezzi dei prodotti alimentari in Italia sono individuabili in una combinazione di fattori, di natura soprattutto esterna, che hanno determinato forti aumenti soprattutto nei prezzi internazionali degli input produttivi del settore alimentare. I fattori interni hanno invece agito in misura più limitata e, in particolare negli anni più recenti”, spiega quindi l’Istat.
Dal Covid alla Guerra in Ucraina
A partire dalla seconda metà del 2021, sono iniziate a manifestarsi pressioni al rialzo dei prezzi internazionali delle materie prime alimentari dovute alla fase di ripresa economica post pandemica. In tale contesto, in presenza di una domanda crescente e di frizioni nell’approvvigionamento dovute ai riassestamenti delle catene globali dopo la pandemia, si è verificata una contrazione dell’offerta mondiale determinata anche da eventi metereologici avversi nei principali paesi esportatori. A partire da febbraio 2022, l’invasione dell’Ucraina e le conseguenti sanzioni sulla Russia hanno determinato forti pressioni inflattive sul gas e sui beni energetici; nello stesso periodo hanno continuato a crescere i prezzi delle materie prime alimentari.
Lo choc energetico
L’Istat segnala che in Italia il prezzo al consumo dei beni energetici è aumentato da ottobre 2021 a novembre 2022 del 76%, in misura ben maggiore rispetto alla media dell’area euro (38,7%), dell’Ue27 (36,8%) e degli altri principali paesi europei: Germania (42,7%), Francia (21,1%) e Spagna (2,9%). L’aumento del costo dell’energia ha avuto un impatto diretto e particolarmente significativo sul settore degli alimentari non lavorati, dove il peso degli input energetici sugli input totali (5,5%) è più del doppio rispetto alla media degli altri settori escluso quello energetico (2,2%) e di oltre un punto percentuale superiore all’intera economia (4,4%).