Roma, 15 aprile 2026 – Non sarebbe Ebola, così come sono già stati esclusi altri virus altamente pericolosi. Le autorità sanitarie del Burundi, in stretta collaborazione con l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), stanno conducendo indagini approfondite per identificare l’eziologia di una malattia misteriosa che ha provocato cinque morti e 35 contagiati nel distretto di Mpanda, nella regione settentrionale del Paese. Questo focolaio, notificato per la prima volta il 31 marzo 2026, ha interessato principalmente membri dello stesso nucleo familiare e i loro contatti stretti, suggerendo una possibile trasmissione da persona a persona o una fonte comune di esposizione.
Cinque morti in Burundi per una malattia non identificata
Le analisi di laboratorio preliminari hanno escluso Ebola, Marburg, febbre della Rift Valley, febbre gialla e febbre emorragica di Crimea-Congo, ma il focolaio rimane di grande preoccupazione. I pazienti presentano sintomi come febbre, vomito, diarrea, ematuria, affaticamento e dolore addominale, con alcuni casi più gravi caratterizzati da ittero e anemia, segni di un coinvolgimento epatico e di un grave stress gastrointestinale.
“Sebbene sia rassicurante che le analisi preliminari siano negative per queste gravi infezioni, ulteriori indagini sono in corso per determinare la causa della malattia”, ha dichiarato la dottoressa Lydwine Badarahana, ministro della Salute del Burundi. “Tutte le misure necessarie sono in atto per salvaguardare la salute pubblica e prevenire la potenziale diffusione dell’infezione”, ha aggiunto, come riportato dalla nota dell’Oms.
Una squadra congiunta di esperti, composta da personale del centro operativo di emergenza per la salute pubblica nazionale e del laboratorio di riferimento nazionale, è stata dispiegata sul campo per fornire supporto alle indagini. L’Oms collabora con il Ministero della Salute per rafforzare sorveglianza epidemiologica, indagini sul campo, assistenza clinica e diagnostica di laboratorio, oltre a fornire supporto logistico per operazioni critiche e facilitare l’invio di campioni al National Institute of Biomedical Research nella vicina Repubblica democratica del Congo.
Un portavoce di Gavi, l’organizzazione che fornisce vaccini per i Paesi in via di sviluppo, ha dichiarato che l’ente sta collaborando con l’OMS per supportare le indagini. “Focolai come questi sottolineano l’importanza cruciale della preparazione sanitaria e degli investimenti nei sistemi che consentono una risposta rapida”, ha affermato il portavoce. I casi hanno portato alla quarantena della città di Baziro, nel nord-ovest del Burundi, e all’introduzione di misure di sorveglianza.
L’Africa orientale ha una lunga storia di outbreak di virus emorragici. Recentemente, l’Etiopia ha affrontato un focolaio di Marburg, concluso a gennaio 2026 con 14 casi confermati e nove decessi. Anche la Tanzania e altre regioni limitrofe hanno registrato episodi simili, evidenziando come la prossimità geografica e i movimenti di popolazione possano facilitare la circolazione di patogeni. Il Burundi, già impegnato nella gestione di una recrudescenza di colera, si trova ora ad affrontare una nuova sfida.
Ipotesi e valutazioni degli esperti
A rilanciare la notizia sulla diffusione di un morbo misteriosa in Burundi, nei giorni scorsi, è stato anche l’infettivologo Matteo Bassetti. Sui suoi social, il direttore di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova ha aggiunto che si teme possa trattarsi di una malattia infettiva.
Intervistato da Fanpage, l’epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, ha spiegato che il focolaio si manifesta in una regione endemica per malattie febbrili, comprese le febbri emorragiche. “Sì, non solo può verificarsi, è già successo”, ha dichiarato, sottolineando la vicinanza geografica alla Repubblica del Congo. Sulla nota rassicurante della Ministra Badarahana, l’epidemiologo ha spiegato: “È positivo che non si tratti di queste malattie infettive gravi, ma la malattia misteriosa non va sottovalutata. Ha già causato cinque morti, quindi ulteriori analisi sono fondamentali”.
Il rischio di un contagio internazionale
Rezza ha aggiunto che oltre a possibili agenti patogeni, non vanno escluse altre cause come intossicazioni o avvelenamenti alimentari o chimici. “Il vomito e l’ittero testimoniano un grave insulto all’apparato gastroenterico e al fegato, così come alcune sostanze chimiche possono causare sintomi emorragici”.
Infine, la possibilità di diffusione internazionale rimane incerta. Rezza ha sottolineato che “per ora è presto per dirlo, ma ogni focolaio va monitorato con attenzione, soprattutto in epoca postpandemica”. Le autorità sanitarie proseguono le indagini per restituire la carta d’identità di questa patologia, al momento, non identificata.