Un colpo da manuale, pianificato nei minimi dettagli e ai danni di una delle casate più celebri del vino italiano e mondiale. La cantina toscana Marchesi Antinori ha subito un furto senza precedenti nel settore. 30.000 bottiglie di vino pregiato portate via per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.
A dare la notizia è il Corriere della Sera che racconta quello che si profila già come il più grande furto di vino mai registrato in Italia.
Aggiornamento dall’Ufficio Stampa dei Marchesi Antinori
Nelle notti tra il 2 e il 4 ottobre si è verificato un furto di rilevante entità presso Marchesi Antinori, che ha interessato Guado al Tasso, Solaia e Tignanello, tra i vini più rappresentativi dell’azienda e tra le etichette italiane più apprezzate e ricercate dal collezionismo internazionale.
Le indagini sono in corso, così come gli accertamenti finalizzati a definire con precisione l’entità del furto.
Tutte le bottiglie sottratte sono dotate del sistema anti-contraffazione adottato da Marchesi Antinori.
La dinamica del furto nella tenuta di Cortona dei Marchesi Antinori
Il furto ha colpito le strutture della prestigiosa cantina toscana nel territorio di Cortona, in provincia di Arezzo. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, la “banda dei grandi vini” è entrata in azione a colpo sicuro, con una logistica e un’organizzazione dettagliata.
I ladri non hanno improvvisato. Per rubare un quantitativo imponente come 30.000 bottiglie hanno impiegato due camion, caricati rapidamente e disattivando le telecamere di sorveglianza all’interno e lungo il perimetro della cantina. Non si è trattato di un saccheggio casuale, bensì di un blitz mirato a lotti ed etichette ad altissimo valore commerciale.
“È una banda sicuramente molto preparata, forse la stessa che ha colpito altre cantine in Italia in questi ultimi mesi. Di sicuro un furto di una tale entità e di un tale valore non si è mai verificato in Italia”, ha commentato Renzo Cotarella, amministratore delegato di Marchesi Antinori.
Un bottino da 5 milioni: il mercato nero dei grandi vini
Una perdita stimata in 5 milioni di euro colloca l’operazione su una scala del tutto diversa rispetto ai consueti furti rurali. Movimentare e ricollocare 30.000 bottiglie di pregio sul mercato richiede canali ricettivi ben oliati. L’ipotesi investigativa più accreditata punta dritto a un furto su commissione. Destinato a mercati paralleli esteri o a canali di contrabbando dove la tracciabilità delle casse e dei numeri di serie viene aggirata con facilità.
Il nome Antinori – celebre nel mondo per icone dell’enologia come Tignanello, Solaia e Guado al Tasso – rappresenta una garanzia di liquidità immediata per i ricettatori dell’alta ristorazione clandestina o per collezionisti compiacenti senza scrupoli. Nel bottino ci sono 10 mila bottiglie di Solaia del 2023, una grande annata per questo Supertuscan. La quotazione di una bottiglia a prevalenza Cabernet Sauvignon e Franc con Sangiovese è di 300 euro. Più del doppio di un Tignanello venduto a 120 euro e del Guado al Tasso che costa 140 euro.
Per l’azienda fino alla scorsa settimana era impensabile un furto simile. La polizza anti ladri quindi non copriva un valore così ingente. «Abbiamo sempre pensato alla possibilità che ci rubassero qualche cassa di vino durante un trasporto, non di certo che due camion riuscissero ad entrare in cantina e a portar via un simile bottino».
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