Roma – Nel mirino ci sono la piazza e la mobilitazione per Gaza. Non solo le manifestazioni, ma anche le iniziative istituzionali come la denuncia alla Corte penale internazionale per complicità in genocidio, che manda Giorgia Meloni letteralmente fuori dai gangheri: “Non esiste un altro caso al mondo e nella storia di una denuncia del genere”. A invocarla lo scorso luglio fu il co-leader di Avs, Angelo Bonelli, ora la segnalazione è stata annunciata dal Global Movement to Gaza Italia e riguarda lei, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto, l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani.
Alla base dell’accusa c’è la fornitura di armi ad Israele: “Una falsità”, ribatte la premier. “Non abbiamo mai autorizzato nuove forniture di armi dopo il 7 ottobre”. L’iniziativa può partire da associazioni e singoli individui, ma dall’Aia chiariscono “solo le decisioni del procuratore hanno valore ufficiale e al momento non esiste alcuna decisione” su queste accuse. “Non sanno più dove denunciarci per tentare di intervenire per via giudiziaria”, sorride lei, abbracciando la tesi del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per cui “la sinistra non arriva al governo tramite elezioni, ma di solito con un golpe giudiziario o finanziario”.
Ma il fuoco ad alzo zero della premier dagli studi di Bruno Vespa (prima a Cinque Minuti, poi a Porta a porta) ha un obiettivo molto più vasto. Tutto quello che si è mosso in questi giorni contro Israele certo, ma che lei è convinta mirasse soprattutto al suo governo. In cima alla lista c’è la Cgil: “Nei 10 anni in cui ha governato la sinistra ha indetto sei scioperi generali, nei tre anni in cui siamo noi al governo già quattro”. Questo sindacato “sembra molto più interessato a difendere la sinistra piuttosto dei lavoratori”. Non che lei accusi Landini & co. di aver organizzato violenze, ma neppure accetta la versione per cui si è trattato di pochi corpi estranei: “Quando si consente a chi inneggia al terrorismo di Hamas di stare in testa al corteo, forse la tesi dei semplici infiltrati è un po’ riduttiva”.
Rivendica gli sforzi dell’Italia a sostegno di Gaza (“abbiamo portato 2.300 tonnellate di aiuti”, contro “le 40 tonnellate” di Flotilla), attacca la sinistra “senza argomenti che definisce gli altri impresentabili”, per poi puntare l’indice contro una pesante atmosfera generale: “Ho paura del clima che si imbarbarisce non conto più le minacce di morte. L’omicidio di Charlie Kirk deve far riflettere: faceva paura perché sapeva discutere”.
Sceglie come bersaglio Francesca Albanese, la poco tollerante pro-Pal, la dipinge come campionessa ideale di insofferenza al contraddittorio: “Lo vediamo accadere in Italia ogni giorno: quando impediscono alla gente di parlare all’università, quando Francesca Albanese dice che un direttore di quotidiano che lei non condivide non deve essere invitato a parlare in televisione”. La cronaca le dà un ulteriore appiglio: le dure contestazioni a Livorno contro due eventi di Lega e Forza Italia. Gli scontri sono freschi, Vespa non se li dimentica, e l’intervistata ha modo di rilanciare: “Torniamo al tema, un clima può peggiorare se non richiamiamo tutti al senso di responsabilità”.
Per la politica resta poco spazio. Il tempo di escludere ogni ambizione quirinalizia (“sto facendo il presidente del Consiglio, mi basta e mi avanza”) e di dichiararsi “soddisfatta” per le 12 vittorie su 16 elezioni in tre anni tra regioni e province autonome. Nega tensioni nella maggioranza, anche se il gelo con FI sulla candidatura di Cirielli in Campania è palese. Assicura di non temere il referendum sulla giustizia: “Non avrà conseguenze sul governo”. E soprattutto spalanca i cancelli alla riforma elettorale: non che la riguardi direttamente, ci tiene a precisare, ma se il Parlamento decidesse di occuparsene, lei sarebbe favorevole “all’indicazione del premier sulla scheda”. Insomma, una legge tale da prefigurare il premierato come se fosse una riforma già in vigore.