Nome in codice: Elena. Uno scherzo sui social rilancia la corsa di Schlein

​​​​​Roma, 18 settembre 2026 – Rido perché sono partiti due cori: Elly ed Elena. Ma va bene, è il mio nome”. Lo ha detto qualche sera fa la segretaria del Pd Elly Schlein dal palco della festa nazionale di Reggio Emilia, durante il comizio di chiusura. Rispondeva a una platea che l’ha accolta acclamandola, sì, ma in due modi diversi e con tanto di cartelli elettorali: Elena 2027.

È così che un gioco social dell’estate, l’onomastica della leader democratica, da meme delle pagine Instagram ”De André racconta la serie A“ e “Socialisti gaudenti“, è divenuto reale. Un tema politico serio, serissimo, se si considera che, sotto all’apparente leggerezza, in questi giorni sta generando analisi e controanalisi ufficiali ed elucubrazioni altolocate. La questione è questa: finché ci si candida come nome di rottura, come underdog alle primarie del Pd, come leader di una nuova generazione politica, allora Elly va bene. Ma se il piatto è la presidenza del Consiglio, un diminutivo va bene uguale?

“Ma con tutti i problemi che abbiamo, dal programma che non decolla alle divisioni sull’Ucraina, davvero stiamo discutendo se sulla scheda funziona più Elly o Elena?” sbotta una parlamentare dem di lungo corso.

Qualche suo collega, però, a mezza bocca ammette: “Giorgia Meloni lascerà Palazzo Chigi con un pugno di mosche, ma in questi cinque anni una cosa l’ha acquisita ed è un profilo alto, istituzionale, credibile. Perciò anche Elly dovrà tenerne conto”. Pardon, Elena. E qui il pensiero non può che andare a Vincenzo De Luca, il primo che – a scopo di provocazione, sia inteso –, nei suoi soliloqui qualche anno fa aveva preso a rivolgersi alla segretaria come Elena Ethel.

“L’operazione di logica semantica è interessante – ragiona Giovanna Cosenza, semiologa e docente di comunicazione politica all’Università di Bologna, allieva di Umberto Eco –. La strategia, che ha spesso dimostrato la sua efficacia, è quella della profezia autoavverante. Partendo da un meme, dunque dal basso, stai reiterando, fino a dare per assodato, che Schlein è l’unica candidata del Campo Largo e che diventerà la presidente del Consiglio”. Il potenziale effetto boomerang, invece, “è che l’attenzione sulla forma non finisca per sottolineare, appunto, un vuoto di sostanza”.

Si torna sempre lì: bene scherzare col nome, ma pensiamo anche ai programmi, ai contenuti, alla coalizione. Ma, insomma, è così vero che sia meglio presentarsi come Elena piuttosto che come Elly? Anche su questo il giudizio della docente è duplice. “Dire: ‘Elly è cresciuta e ha acquisito competenze, è diventata Elena, ed è pronta per Palazzo Chigi’ può avere la sua forza. Ma c’è da considerare che ’Elly’ è un brand forte e affermato che ha già dimostrato di funzionare proprio per la rottura degli schemi”.

I co-autori del pasticcio cadono dalle nuvole: “Per noi era un gioco – sostiene uno dei promotori della pagina Socialisti Gaudenti, contattato telefonicamente –. Non era nostra intenzione suggerire una strategia comunicativa al Pd o alla segretaria Schlein. Dovessi concentrarmi su come vincere le elezioni, io partirei davvero dal programma piuttosto che dal nome di battesimo della segretaria”. Eppure, conviene il socialista gaudente, “quello scherzo è diventato virale, è uscito dal web, si è fatto coro ed è diventato perfino argomento di editorialisti illustri”.

Ormai il dado è tratto. Che fare? “Indiciamo le primarie tra Elly, Ethel ed Elena!”, suggerisce Luca su Instagram. “Guarda che è un tema”, risponde serio un altro utente. Qualcuno ride, qualcun altro polemizza… il popolo della sinistra è diviso, sai che novità? Ma una considerazione che unisce tutti c’è, anche se amara: alla fine aveva ragione De Luca.