Pina Picierno lascia il Pd: “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi”

Roma – La vicepresidente dell’Eurocamera Pina Picierno lascia il Pd. A spiegarne le ragioni, in un’intervista al quotidiano Il Foglio, è la stessa Picierno: “La casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”, ha sottolineato Picierno al quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Fonti vicine alla vicepresidente del Pe hanno spiegato all’Ansa che Picierno aderirà al Partito Democratico europeo, del quale è segretario Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew.

RAVAGLIA 07/05/21 CESENA SANDRO GOZI

È l’ultimo atto, il passo finale, di un addio annunciato da giorni. Era stato proprio Qn per primo a darne conto in un articolo del 22 maggio firmato dal condirettore Raffaele Marmo. “Attorno a Picierno si è sedimentato nel corso degli ultimi mesi un clima di isolamento, delegittimazione e progressivo svuotamento politico e umano”. L’addio, scelta dolorosa, non nasce dunque da un “malumore episodico né da una normale divergenza”. È piuttosto l’esito di una sequenza di fatti che, messi in fila, raccontano una frattura che era “impossibile ricomporre”, come ha scritto il condirettore Raffaele Marmo nelle nostre pagine: la scorta, le minacce, gli attacchi esterni, la gogna interna, il silenzio pubblico di tutto il vertice del partito nei passaggi più duri, l’oscuramento mediatico e infine la partita europea.

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Picierno vive da un anno sotto protezione dopo un’escalation di intimidazioni ricondotte ad ambienti filorussi e a frange estreme pro-Pal. Il Viminale ha disposto la scorta nel giugno 2025: nei mesi precedenti la vicepresidente dell’Eurocamera era stata anche bersaglio dell’anchorman russo ultra-putiniano Vladimir Solovyev, dopo le sue posizioni sull’Ucraina. È qui che, secondo i beninformati, si assiste al primo distacco dal Pd.

Elly Schlein, segretaria Pd
Per la segretaria l’unità è essenziale. L’europarlamentare attacca: questa è ancora la nostra casa

Dopo quell’attacco, da Elly Schlein sarebbe arrivato solo un messaggio privato di solidarietà: mai una presa di posizione pubblica, politica, riconoscibile. La distanza si è poi ulteriormente allargata. Voce dell’area riformista, non allineata sulle posizioni dell’ala sinistra dem, negli ultimi mesi Picierno aveva registrato una drastica riduzione degli spazi tv e una progressiva rarefazione della sua agibilità politica. Tanto più dopo la sua presa di posizione per il Sì al referendum sulla giustizia, contro la linea ufficiale del partito.

Il caso dell’incontro con alcuni rappresentanti dell’Israel Defense and Security Forum aveva poi trasformato il gelo in faida. L’incontro a Bruxelles, legato al ruolo istituzionale di Picierno, era stato denunciato mesi dopo da un gruppo di parlamentari dem dell’intergruppo pace tra Israele e Palestina (tra i quali Laura Boldrini, Susanna Camusso, Andrea Orlando, Arturo Scotto, Nico Stumpo) come “incompatibile” con le politiche del Pd. Nonostante la condanna per il governo Netanyahu sia stata sempre netta. Nell’area più vicina a Picierno l’episodio viene ricordato come una “gogna amica”:  un atto pubblico di delegittimazione interna.

Picierno sostiene da tempo che europeismo, sostegno a Kiev e difesa delle democrazie liberali debbano essere linee rosse, non variabili negoziabili in funzione del campo largo. La frattura sul ReArm Europe ha reso evidente la distanza: al Parlamento Ue il Pd si è diviso, con 10 favorevoli – tra cui proprio Picierno – e 11 astenuti sulla risoluzione collegata alla difesa europea. Il 24 maggio scorso, all’assemblea di Sinistra per Israele, la voce della vicepresidente del Parlamento europeo era stata la più dura contro i vertici del partito: Picierno aveva parlato esplicitamente di “antisemitismo” riferendosi ad alcune critiche da sinistra al governo Netanyahu: “Cambiano i codici linguistici, ma il meccanismo è sempre lo stesso. Questo non è dissenso democratico, è antisemitismo che cambia lessico per rendersi più presentabile”.