Roma, 29 settembre 2026 – “Sono colpevoli agenti dei servizi segreti, del sistema di sicurezza. Quando ci sarà una condanna formale dell’Egitto, ne trarremo le conseguenze”. Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta così la sentenza emessa ieri sull’omicidio di Giulio Regeni, morto al Cairo dopo essere stato rapito. Il capo della diplomazia italiana come si tratti di una sentenza “limitata” perché “non ci dice chi sono gli assassini di Regeni”. “Noi vogliamo che si faccia piena luce su questo, noi non abbiamo mai rinunciato a insistere con le autorità egiziane in ogni incontro su quello che per noi è fondamentale, scoprire la verità, scoprire chi sono gli assassini di Regeni”, dice a margine del Forum Euromediterraneo sull’Acqua, in corso a Roma. “Non si possono fare analisi di quelle che sono le aspettative, i desideri o le idee – rimarca Tajani –. Un processo è un processo, noi vogliamo sapere chi sono gli assassini di Regeni. Fino ad adesso nessuno è riuscito a dimostrarlo”.
Secondo Tajani, “vale più l’azione diplomatica che il clamore” e il governo continuerà a lavorare per arrivare alla verità sulla morte del ricercatore friulano. “L’attività diplomatica non ha nulla a che vedere con copertura, noi non copriamo nulla, vogliamo soltanto scoprire la verità”, insite ricordando il successo ottenuto con l’attività diplomatica nel caso di Patrick Zaki e auspicando una soluzione per la vicenda di Nancy Guerra e di sua figlia.
L’ira delle opposizioni
Parole che, però, non frenano le opposizioni, che chiedono all’esecutivo di adottare una libea dura nei confronti dell’Egitto. “Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi – tuona la segretaria del Pd, Elly Schlein –. Le parole di Tajani sono molto gravi perché arrivano proprio quando la giustizia ha compiuto un importante passo avanti dopo dieci anni di tenace battaglia per la verità da parte della famiglia Regeni e uno sforzo encomiabile della Procura. Tajani si risparmi i toni da assoluzione di ufficio, anche perché adesso è compito del governo far rispettare ed eseguire la sentenza emessa, con un’iniziativa politica e diplomatica forte e determinata, per pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e che paghi all’Italia il risarcimento che la sentenza ha stabilito”. Le fa eco la capogruppo dem alla Camera Chiara Braga, secondo cui Tajani sminuisce la “perseveranza della famiglia”, la “grande mobilitazione della società civile” e il lavoro della magistratura.
Nicola Fratoianni di Avs ne chiede le dimissioni. “Ma prima ci faccia sapere cosa intende fare l’Italia perché la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni sia eseguita. Il governo Meloni deve pretendere innanzitutto dalle autorità egiziane che i tre condannati siano consegnati al nostro Paese”, dice, annunciando di aver chiesto un’informativa alla Camera per sapere “modalità e tempi” anche in merito al risarcimento alla famiglia che si è costituita parte civile.
Di “parole gravie” parla anche il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Come si fa a rifugiarsi in distinzioni formali dopo anni di ostacoli e mancata collaborazione da parte del Cairo? – chiede –. La magistratura italiana ha fatto la sua parte. Ora tocca al governo. Tajani venga immediatamente in Parlamento e riferisca con chiarezza quali iniziative intenda assumere”