
Anche quest’anno l’associazione ambientalista presidia lungo le nostre coste i siti di ovodeposizione. Campania, Calabria e Sicilia le regioni più gettonate dalle tartarughe per nidificare
Dal mensile luglio/agosto – La caccia alle impronte lasciate sull’arenile, l’impegno della sorveglianza h24, il lavoro di protezione. Fino alla gioia finale della schiusa. Non è un nuovo gioco estivo da fare in spiaggia ma la campagna “Tartawatchers” di Legambiente, che dopo il successo degli ultimi anni è ripartita il mese scorso in occasione della “Giornata mondiale delle tartarughe marine”.
Con l’avvio della stagione di nidificazione della tartaruga Caretta caretta, a inizio giugno, sono centinaia i volontari di Legambiente a presidio delle coste italiane per tutto il periodo estivo. L’obiettivo? Seguire le tracce di risalita dal mare lasciate sugli arenili da “mamma tartaruga” per individuare i siti di ovodeposizione. Una volta individuati, i nidi vengono protetti dalle incursioni di animali selvatici e dai danneggiamenti involontari di bagnanti e di chi lavora in spiaggia. Un impegno dispendioso, supportato anche da strumenti tecnologici come sistemi di telecontrollo, ma ripagato dall’emozione della schiusa delle uova che porterà i “tartarughini” a vedere la luce e a prendere il largo nel Mediterraneo partendo dalle spiagge italiane. Il bilancio parziale in queste prime settimane di attività, nel momento di scrivere, conta già tre nidi in Puglia. L’opera dei tartawatchers di Legambiente è encomiabile: sono donne e uomini, sia adulti sia giovanissimi, che ritagliano uno spazio nella loro giornata per dare un contributo alla salvaguardia di una specie a rischio estinzione come la tartaruga Caretta caretta.
«Le squadre sono già attive dagli inizi di giugno – spiega Stefano Di Marco, coordinatore ufficio progetti di Legambiente e responsabile della campagna – Ma c’è ancora spazio per quanti vorranno unirsi ai team dei tartawatchers e dare un contributo alla salvaguardia della biodiversità. Per partecipare, basta scrivere all’indirizzo tartawatchers@legambiente.it. Ormai – continua Di Marco – la nidificazione della Caretta caretta in Italia è diventata una costante e secondo diversi studi dietro il boom di nidi rinvenuti c’è anche il cambiamento climatico, che ha fatto trasferire nell’area occidentale del Mediterraneo l’areale delle tartarughe».
I numeri, d’altronde, parlano chiaro: nella scorsa estate è stato segnato il record, con ben 256 nidi individuati, nell’estate 2020 si era invece giunti a quota 250. Le regioni italiane più gettonate dalle tartarughe per nidificare sono Campania, Calabria e Sicilia. «Ora la sfida è realizzare le migliori condizioni di protezione per i nidi – spiega ancora Stefano Di Marco – È per questo che Legambiente lancia l’invito a quanti volessero unirsi in questa complessa ma soddisfacente attività. Il periodo della nidificazione è molto delicato e complicato, con i tartawatchers informiamo e sensibilizziamo i bagnanti sul tema, così come i gestori degli stabilimenti balneari. Con l’iniziativa “Lidi amici delle tartarughe marine”, Legambiente vuole infatti coinvolgere i balneari per ottenere un supporto nell’attività di sensibilizzazione e informazione dei bagnanti e un accordo per procedure di pulizia meno impattanti dal punto di vista ambientale. Le regole tartafriendly adottate da cinquecento lidi nelle scorse stagioni estive – conclude il responsabile di Legambiente – sono la pulizia manuale delle spiagge e la riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso nelle ore notturne, insieme alla distribuzione di materiali informativi e alla collaborazione con i centri di recupero delle tartarughe marine».
Il ritorno della starna segnaletica
Nell’allevamento di Bieri sono nati i primi pulcini dalle coppie reimmesse in natura nell’ambito del progetto “Life Perdix”
Con la prima schiusa del 2022, la starna italica (Perdix perdix) torna a cantare nella Valle del Mezzano. Decine di pulcini hanno visto la luce nell’allevamento di Bieri (Lucca), gestito dal Cufaa, grazie alle prime coppie reimmesse in natura nell’ambito del progetto europeo “Life Perdix”, nato per far tornare la starna italica in Emilia Romagna. Su queste stesse pagine, circa due anni fa, avevamo raccontato l’ambizioso obiettivo del progetto europeo, coordinato da Ispra in collaborazione con i carabinieri del Cufaa, Federcaccia e l’omologo francese, Legambiente e Parco Delta del Po. La starna italica è una specie dichiarata estinta in natura ma che fino agli anni Cinquanta era un simbolo delle zone rurali italiane.
«Il monitoraggio che stiamo portando avanti nelle aree della Valle del Mezzano sta dando risultati incoraggianti – ha dichiarato Francesco Riga di Ispra — I due monitoraggi al canto (tecnica del playback, ndr), effettuati ad aprile e maggio, hanno dimostrato la presenza di circa 170-180 coppie potenzialmente riproduttive. Poi il 3 giugno l’avvistamento dei primi pulcini. Avremo i dati completi sul successo riproduttivo ad agosto, quando sarà effettuata la verifica delle nidiate con i cani da ferma, in collaborazione con l’Ente nazionale per la cinofilia italiana. Saranno fondamentali le attività dei prossimi mesi: le immissioni nell’estate 2023 di ulteriori novemila esemplari e il miglioramento delle condizioni ambientali dell’habitat per riproduzione, alimentazione e rifugio».
Segnalazioni
Invia le segnalazioni di tracce o di piccoli di tartaruga sui litorali italiani scrivendo al numero whatsapp Sos tartarughe 3492100989.