Emanuele Lambertini e i Giochi con Alex Zanardi: “L’incontro a Rio mi ha segnato, il suo esempio è sempre con me”

Bologna, 5 maggio 2026 – Ci sarà anche Matteo Lepore all’addio ad Alex Zanardi. Il sindaco sarà stamattina ai funerali del campione, a Padova, alle 11 nella Basilica di Santa Giustina, per portare il cordoglio della città intera. Sotto le Torri per oggi è stato proclamato lutto cittadino per “esprimere in modo condiviso il profondo dolore della comunità verso la scomparsa del campione bolognese”. Le bandiere degli edifici pubblici sventoleranno a mezz’asta.

Il Consiglio comunale, intanto, ha ricordato Zanardi con un minuto di silenzio. In Aula si è parlato anche dell’idea di intitolargli una via, una piazza o un luogo simbolico. “La morte di Zanardi è un dolore profondo per tutta l’Italia”, ha detto la presidente del Consiglio Maria Caterina Manca, mentre Roberta Li Calzi (assessora allo Sport) l’ha definito «una figura che ha saputo incarnare come poche altre i valori più autentici di sport e vita civile».

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L’intervista

“Ho avuto la fortuna di incontrarlo a Rio de Janeiro nel 2016. Era tranquillo, sereno. Così tranquillo che il giorno dopo vinse l’ennesima medaglia d’oro”. Emanuele Lambertini, 27 anni, tira di scherma per la Zinella San Lazzaro e per la Polizia e non ha mai dimenticato l’incontro con Alex Zanardi. Quando aveva otto anni, per una malformazione, Emanuele fu costretto a subire un intervento, in Francia, che comportò l’amputazione della gamba destra. “Ho sempre detto che sono nato due volte”, ama ripetere ’Ema’, che dispensa sorrisi, buonumore e spesso conquista titoli mondiali.

Alex Zanardi
Alex Zanardi in occasione della presentazione alla stampa delle quattro puntate di “Sfide”, il programma che condurra’ per raccontare le rivali storiche dell’Italia (Francia, Brasile, Germania, Inghilterra) ai Mondiali di calcio, Milano 30 aprile 2014. Il programma andra’ in onda su Rai3 in prima serata a partire dal prossimo venerdì. ANSA / MATTEO BAZZI

Emanuele, il suo ricordo di Zanardi.

“Siamo ai Giochi Paralimpici di Rio de Janeiro. Ci siamo Bebe Vio e io e all’esterno della Palazzina Italia, incontriamo Alex”.

Che accade?

“Beh, Bebe lo conosceva già bene. Me l’ha presentato. Ho avuto la fortuna di stringergli la mano”.

Poi?

“Altra sensazione piacevole, in un paese straniero qual era per me il Brasile, sentire uno che aveva la mia stessa cadenza”.

Cosa vi siete detti?

“Io ero quasi intimorito”.

Intimorito lei?

“Avevo 17 anni. Ero l’atleta più giovane di quella Paralimpiade. E davanti avevo Alex, il mito”.

E Zanardi?

“La persona più disponibile e serena che potessi incontrare. Sembrava lì per divertimento”.

I Giochi sono sport e divertimento.

“Vero, ma il giorno dopo lui aveva una gara. Pareva quasi che non lo riguardasse”.

Che accadde?

“Quello che è successo mille volte ad Alex. Ha vinto l’oro. Quasi non facesse fatica. La faceva, invece, ma non lasciava pesare nulla. Da lui, poi…”.

Dica.

“Ho tratto un suo insegnamento che ho fatto mio”.

Quale?

“Lui ha sempre detto che, quando gli hanno amputato le gambe, guardava quello che era rimasto. Non quello che non c’era più”.

E lei?

“Ho cercato di fare lo stesso con il mio corpo”.

Perché Zanardi è così importante?

“Con la sua semplicità, con il suo carisma, con il suo magnetismo, ha sdoganato lo sport paralimpico. Che, intendiamoci, c’era anche prima. Ma grazie a Zanardi – e dobbiamo ringraziarlo tutti – lo sport paralimpico ha goduto di un’attenzione speciale”.

Kimi Antonelli gli ha dedicato la pole.

“Le dediche si possono fare dopo le vittorie. Abbiamo i campionati italiani a Roma e la Coppa del Mondo in Florida. Se salgo sul podio ci vado nel segno di Alex. Ci pensavo in questi giorni”.

Poi sarà tempo di cammino paralimpico.

“Un appuntamento che Alex ha sempre esaltato”.

Tra due anni ci saranno i Giochi a Los Angeles.

“Ci penso. Ma prima dovrò qualificarmi. E l’esempio di Alex Zanardi mi accompagnerà sempre”.