Perché il silenzio dell’Europa sulla guerra a Gaza è (anche) colpa di von der Leyen

Roma, 5 agosto 2025 – Secondo Nicolas Schmit, ex commissario europeo, l’incertezza mostrata dall’Unione europea sulla guerra a Gaza non nasce solo da divergenze politiche tra gli Stati membri, ma da una più profonda incapacità istituzionale, aggravata dal forte accentramento del potere nelle mani della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. In un’intervista rilasciata a The Capitals, Schmit ha raccontato che per oltre un anno dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la Commissione non ha mai affrontato seriamente la questione del rapporto tra Ue e Israele. A suo dire, non è mai stato aperto un vero confronto strategico interno alla Commissione, né si è discusso di visioni alternative sulla questione mediorientale.

Nicolas Schmit, ex commissario europeo

La linea adottata sarebbe stata fortemente influenzata dalla posizione filo-israeliana assunta da von der Leyen, allineata con quella di Berlino e Washington, che avrebbe lasciato poco spazio ad altri punti di vista. Schmit ha sostenuto che, senza una posizione comune elaborata in modo collettivo, la Commissione ha finito per agire in modo disorganizzato e reattivo, limitandosi a esprimere compassione verso i civili palestinesi ma senza interventi concreti. Il mandato di Schmit, che ha ricoperto il ruolo di commissario per il Lavoro e i Diritti sociali fino alla fine del 2024, si è concluso da pochi mesi. Le sue critiche si aggiungono a quelle dell’ex alto rappresentante Josep Borrell, che aveva definito l’atteggiamento dell’Ue ‘complice’ rispetto ai crimini di guerra israeliani.

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Anche Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione e esponente del governo spagnolo, ha dichiarato di aver sollecitato von der Leyen ad assumere una posizione più ferma. Nonostante la sua vicinanza a Paesi molto critici verso Israele, come il Lussemburgo, Schmit ha preso le distanze dalle parole più dure di Borrell, attribuendo il comportamento della Commissione non a complicità ma a debolezza politica. Recentemente, gli Stati membri hanno discusso la possibilità di escludere Israele dal programma di ricerca europeo Horizon Europe, una misura che segnerebbe la prima vera sanzione Ue dall’inizio della guerra. Tuttavia, la proposta non ha ottenuto il sostegno necessario: se da un lato Francia, Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Belgio si sono detti favorevoli, altri come Austria, Ungheria e Repubblica Ceca si sono opposti, mentre Germania e Italia hanno chiesto più tempo.

Schmit ritiene che la situazione a Gaza sia ormai talmente grave da non poter più essere ignorata dall’Europa. Pur evitando di entrare nel dibattito giuridico sul genocidio, ha affermato che la realtà sul campo è prossima a quel livello. Secondo lui, la sospensione di Israele da Horizon Europe avrebbe un impatto limitato. Al contrario, propone di congelare l’Accordo di associazione tra Ue e Israele, considerato l’unico vero strumento politico e diplomatico a disposizione dell’Unione per esercitare pressione.

Infine, Schmit ha ampliato la sua critica all’operato generale della presidente von der Leyen, accusandola di avere centralizzato il potere al punto da impedire qualsiasi reale confronto politico all’interno della Commissione. Questo, secondo lui, ha soffocato il dibattito strategico e compromesso l’efficacia dell’azione europea su più fronti. Aveva già espresso queste preoccupazioni durante la sua fallita candidatura alla presidenza della Commissione nel 2024.